giovedì 13 gennaio 2011

L’ateismo sovietico ha fallito: scendono all’11% i “non religiosi”.


Oltre l'80% dei russi ha celebrato il Natale e un terzo di loro si considerano religiosi, nonostante siano passati soltanto 20 anni dalla fine del comunismo ateo. E' stato rivelato in un sondaggio dell'istituto IFAK e commissionato dalla Deutsche Welle. Sotto il dominio sovietico, il regime comunista soppresse la religione e la festa del Natale. Eppure dopo la caduta del comunismo, le celebrazioni e la religione cristiana è tornata in auge. Oggi il 64% dice di festeggiare il Natale insieme ad altre occasioni importanti, mentre per il 19% viene considerata la festa più importante dell'anno.



Il sondaggio stabilisce il 50% dei russi si definisce "religioso" anche se non assiduo praticante, mentre poco meno di un terzo - il 29% - si considera "molto religioso e praticante". Il tre per cento si dichiara profondamente religioso. Il totale dei credenti è salito quindi al 76%. Nonostante l'assidua evengelizzazione atea del comunismo, soltanto l'11% degli intervistati si considera ancora "ateo", mentre il 6% dice di non essere religioso ma di osservare comunque la tradizione cristiana (come battesimi e matrimoni chiesa). Molti sono i giovani religiosi, con appena il 16 per cento dei russi di età inferiore ai 29 che dice di non credere in Dio. Sempre secondo il sondaggio del Deutsche Welle, molti russi vorrebbero un rapporto più stretto tra la chiesa Ortodossa e quella Cattolica.





Quasi la metà degli intervistati è a favore di un incontro tra Papa Benedetto XVI e Kirill I. Il quaranta per cento dice di essere neutrale sulla questione e una piccola minoranza di appena il 2 per cento si oppone a tale riunione. L'istituto IFAK ha avvertito che il margine del sondaggio non supera il 3 per cento.




   
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