I fautori dell'eutanasia e dell'autodeterminazione, da Saviano a Englaro, ci assicurano che il "diritto di morire" riguarda solo i “casi limite”. Legalizzandola non sconfinarebbe mai in abusi. Eppure, fa notare Giuliano Guzzo dal sito Libertà e Persona, la realtà dice ben altro.
Nella civilissima Olanda, il Rapporto Remmelink, primo rapporto ufficiale commissionato dal Governo sulla “dolce morte”, ha rivelato che almeno un terzo dei 5.000 pazienti ai quali è stata somministrata la “dolce morte”, non aveva dato alcun esplicito consenso e ben 400 ammalati non avevano neppure accennato alla questione con il loro medico personale. E l'autodeterminazione dov'è finita?
Sempre in Olanda, la legalizzazione della "dolce morte" ha scatenato una vera e propria cultura della morte. Ad esempio nel St Pieters en Bloklands, un centro anziani di Amerfott, si è deliberatamente deciso di non rianimare i pazienti al di sopra di 70 anni. Un movimento, chiamato "Per volontà propria", si batte per ottenere il “suicidio assistito” per quanti, superati i 70 anni, si sentissero “stanchi di vivere”...(continua a leggere)






